Giada

La Storia di Giada

Abbiamo deciso di raccontarvi la storia di Giada perché non tutti sanno a cosa vanno incontro le giovani gatte. Nonostante il grande lavoro di sensibilizzazione sull’importanza della sterilizzazione, tutt’ora ancora in troppi pensano  sia naturale che una gatta, sin dal primo calore, praticamente un’adolescente, resti incinta quelle due, tre volte l’anno e sforni gattini fino a quando non ce la fa più. Questa è la verità purtroppo. Fino a quando non ce la fa più…
Il gatto ormai è domestico e i millenni di convivenza con l’uomo ne hanno modificato alcune abitudini. Ci basti pensare che in natura la gatta selvatica non va in calore tante volte quanto i gatti domestici. Non c’è quindi nulla di innaturale a  proteggere i nostri amici felini con il controllo delle nascite. Non dimentichiamo che nella maggior parte dei casi, queste giovani mamme, sono delle cucciole che meritano una famiglia che le accolga, magari insieme ad uno dei loro piccoli.

La storia di Giada

Ormai più di un anno fa, mi ritrovavo ad ospitare una gatta incinta. Recuperata dalla strada presso cui stazionava da mesi in pieno inverno, ho pensato di offrirle ospitalità al caldo fino al parto ed allo svezzamento dei piccoli.

La micia, dolcissima, mi ha conquistata subito per la sua intelligenza e capacità di adattamento, sembrava che fosse sempre vissuta qui, mi ringraziava ogni giorno con la sua pacatezza dell’ospitalità ricevuta.
Arrivati al termine previsto per il parto, si è reso necessario un taglio cesareo d’urgenza per salvare lei ed i piccoli, che nei primi giorni apparivano letargici e non promettevano bene a causa della brutta infezione che la mamma aveva all’utero. Chissà da quanto.
Mi sono ritrovata in quei giorni spaesata, a pregare di riuscire a riportarla a casa, ormai era la mia gatta, non poteva lasciarmi.
Poi, la bella notizia: i piccoli riuscivano a prendere il latte e sarebbero potuti arrivare a casa con la loro mammina. La micia era sempre attentissima a loro, si allontanava solo pochi centimetri per arrivare alla ciotola o alla lettiera sempre tenendo i piccoli sott’occhio, senza mai abbassare la guardia.
Dopo due settimane, con un deperimento rapido, una di loro ci ha lasciati e io osservavo il dolore della mamma nel vederla sofferente quando veniva separata dai fratellini per tenerla al caldo e monitorata, la mamma la riprendeva con sé e la metteva insieme agli altri piccoli.
Quando la piccola se n’è andata abbiamo pianto insieme, io e lei sul pavimento del bagno, di fronte alla nostra impotenza.
Allo stesso modo, ha insegnato agli altri tre tutto quello che c’era da imparare: a mangiare da soli, a giocare, a farsi il bagnetto e a stare in comunità.
Li ha tenuti sott’occhio durante tutte le esplorazioni e mentre loro saltavano, correvano e facevano i matti, li osservava a distanza di sicurezza ed interveniva quando ce n’era bisogno. La sua presenza mi infondeva tranquillità perché sapeva sempre come fare, come insegnare loro a stare al mondo in quella fase in cui sembravano tre piccoli terremoti. Sì, perché mentre i piccolini sono simpatici, scatenati e sembrano dei pelouches, la mamma ha già il suo carattere ben sviluppato, sappiamo già che tipo di temperamento ha, non dobbiamo fare fatica a spiegarle le cose perché lei le sa già e molto ma molto meglio di noi.
Una mamma gatta (spesso ancora giovanissima) ci dà tante emozioni quando la vediamo allattare e crescere i suoi piccoli con affetto e dedizione, ma spesso, quando quei batuffoli vengono adottati e le vengono portati via, nessuno si interessa più a lei. Lei, dovrà aspettare molto tempo prima di trovare una famiglia perché non più cucciola e quindi dovrà fare il suo ingresso in Oasi ed aspettare pazientemente.
Per Giada è andata diversamente, arrivati alla fine dello svezzamento, io e la mia famiglia, abbiamo trovato impensabile separarcene: Lei, è parte di noi e posso dire con orgoglio #ioadottounamamma

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