Storie del Cuore

Killer's collage
Killer’s collage

Un dolce pensiero per Killer

Molti di voi, che ci seguono da sempre, conoscono la storia di Killer. Il nostro guerriero, come amava chiamarlo Silvana, qualche mese fa se ne è andato. Killer, dopo il terribile incidente, grazie a Lorenza che lo raccolse in condizioni disastrose, grazie allo stallo in Oasi, ma soprattutto grazie a Silvana, ha vissuto altri 3 anni.
Per chi non la conoscesse vogliamo raccontare questa storia, una storia che ha dato tanto ad ognuno di noi. Una storia che ci ha insegnato che esistono davvero persone e gatti speciali come Silvana e Killer. E la fortuna li ha fatti incontrare.

Verso la fine del 2014 arrivò questa lettera alla nostra associazione

”Killer è un gatto bianco e rosso, maschio, di età stimata tra i quattro e i cinque anni, FIV positivo.

La mattina del giorno 8 ottobre, mentre andavo al lavoro, l’ho visto con la coda dell’occhio in mezzo all’erba, oltre il ciglio della strada, completamente immobile: un ciuffo di pelo rosso. E’ stato molto verosimilmente investito e… lasciato lì, nonostante stesse ancora respirando.
L’ho trasportato urgentemente alla clinica veterinaria di Sasso Marconi del dott. Amati, dopo avere tentato due chiamate al servizio veterinario dell’AUSL (senza risposta) e dopo avere strenuamente “lottato” con lui che di farsi caricare in macchina non ne voleva proprio sapere. Era più morto che vivo e mi ha massacrata di graffi, perciò l’ho da subito chiamato Killer.

Il trauma che ha riportato è purtroppo interamente cranico-facciale: ha perso l’occhio destro e anche dall’occhio sinistro (che anatomicamente gli è stato salvato) non ci vede più. Ora lui è completamente cieco.
La mandibola era fratturata e mascella, palato e lingua gravemente lesionati; è stato necessario per quasi un mese alimentarlo tramite sondino.
Grazie agli interventi chirurgici che ha affrontato e ai due mesi di ricovero ininterrotto in clinica, oggi è notevolmente migliorato, ma è ancora necessario alimentarlo con una siringona e cibo un po’ diluito, perchè la mandibola è lussata e -come si vede dalle foto- non chiude completamente la bocca, non riuscendo ancora a mangiare del tutto autonomamente. I progressi che ha sempre, giorno dopo giorno, continuato a fare lasciano molto ben sperare… da qualche giorno riesce anche a leccarsi un po’ per lavarsi, cosa che da tempo tentava di fare senza riuscire. Da alcune settimane aveva già anche ricominciato a miagolare.

L’orecchio sinistro (che è visibilmente “accartocciato”) era già così, probabilmente l’esito di un precedente otoematoma… Decisamente non è fortunato.

Caratterialmente è semplicemente fantastico: molto affettuoso con chi lo accudisce, ama ricevere coccole che ricambia sempre con lunghe fusa, cerca il contatto e gli piace stare in braccio. Con alcune dottoresse della clinica ha persino giocato con la pallina.
E’ molto appetente e non è per nulla complicato alimentarlo, grazie alla sua totale “collaborazione”. Va da sè che tutti gli sforzi sono rivolti a far sì che riacquisti una completa autonomia, anche se al momento non è così…

All’inizio quando è stato valutato il da farsi, anche in virtù del fatto che sembrava essere un gatto piuttosto selvatico, fra le tante perplessità (se tenerlo in vita o no, visto che contro ogni pronostico aveva superato la prima notte, poi le prime 24 ore, poi le 72 di prognosi riservata) una delle variabili era: se anche l’operazione riuscisse, come lo si gestirà? Di certo non era pensabile anestetizzarlo un giorno sì e uno no per procedere con la pulizia delle ferite e le terapie. Ma trascorsi i primi giorni e il comprensibile trauma (non a caso è stato “battezzato” Killer…) ha poi cominciato a lasciarsi accudire e ad accettare tutto ciò che gli veniva fatto, come avesse capito che lo si stava aiutando. Lui, alla vita, ha dimostrato da subito di non voler rinunciare. Nessuno è riuscito a decidere per l’eutanasia, nonostante le gravissime condizioni in cui versava e, oggi, possiamo dire che ce l’ha fatta.
Ha bisogno di essere adottato, per avere la possibilità di adattarsi a questa sua nuova condizione, all’interno di un ambiente protetto. Inizialmente andrà un po’ seguito e “accompagnato”, anche se lui poi se la passa tranquillamente anche da solo, ma non dodici ore al giorno. Non il primo periodo, almeno. Se venisse adottato da qualcuno che è a casa anche solo una parte della giornata, sarebbe l’ideale. A livello medico, necessiterà di qualche controllo annuale di routine, ma niente di più (se non subentrano complicazioni…).
E, sicuramente, ha bisogno di qualcuno che sappia vedere oltre il suo aspetto, l’incidente lo ha sfigurato un po’.

Nessun conto di questa degenza sarà addebitato a chi oggi lo volesse adottare, ci tengo a dirlo.Un abbraccio…”

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